• Document: Capitolo 1 La figura della donna sportiva nella storia. Capitolo 3 La donna nella scherma oggi
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Indice: Introduzione Capitolo 1 – La figura della donna sportiva nella storia Capitolo 2 – Psicologia della donna Capitolo 3 – La donna nella scherma oggi Capitolo 4 – La scherma e l’evoluzione dei pregiudizi nel tempo Capitolo 5 – Psicologia della schermitrice Capitolo 6 – Influenza reciproca tra ambiente e scherma femminile Conclusioni Bibliografia 1 Introduzione L’obiettivo di questa tesi è dimostrare l’evoluzione della figura della donna nella scherma negli anni e, più in generale, i rapporti tra l’identità femminile e lo sport. Nonostante infatti ci siano documentazioni per cui sin dall’antichità le donne facessero sport, queste sono sovente state sottoposte a pregiudizi da parte della società. Nella mia esperienza di atleta e, da alcuni anni, anche di insegnante di scherma, ho avuto spesso modo di lavorare e rapportarmi con ragazzi e ragazze di tutte le età. Avendo a che fare con allieve più giovani, ho potuto constatare quanto forte sia il timore di vedere delle trasformazioni del proprio corpo, determinate dall’attività agonistica, ma funzionali a questa. La scherma, e la preparazione atletica che le è di supporto infatti, tende a sviluppare fortemente i polpacci e più in generale la muscolatura delle gambe, ed essendo come molti uno sport asimmetrico, fa irrobustire maggiormente il braccio che regge l’arma. In quanto atleta invece ho verificato come, nelle atlete adulte, sia d’ostacolo agli allenamenti, alle trasferte, conciliare l’agonismo con la vita personale che, spesso, con i suoi obblighi verso la famiglia, ostacola l’attività agonistica. La donna infatti, se ha già una famiglia e un lavoro, ha difficoltà a “sottrarre” altro tempo ai suoi impegni domestici per gli allenamenti, e si trova quindi costretta molte volte a sacrificare questi ultimi. Al contrario è frequente vedere uomini nelle stesse condizioni, che la sera, dopo il lavoro, frequentano la palestra. La differente disponibilità del poter utilizzare il tempo libero nell’uomo e nella donna non riguarda soltanto lo sport, ma sembra essere un dettame morale della società a cui entrambi i sessi devono sottostare. 2 Capitolo 1 La figura della donna sportiva nella storia Lo sport al femminile non è sempre stato considerato alla pari di quello maschile. Risalgono però probabilmente a 4000 anni fa le prime attività sportive al femminile, anche se comprendevano quasi esclusivamente esercizi di ginnastica a corpo libero. È probabile quindi, anche se non ci sono dati certi, che le Olimpiadi antiche comprendessero anche la presenza di donne. Nell’800 e con l’avvento delle Olimpiadi moderne(1896) però, quello delle donne divenne un ruolo marginale, non fu infatti invitata nessuna atleta donna a queste prime olimpiadi. Questa discriminazione c’era anche per quanto riguardava l’educazione, infatti per le donne l’educazione fisica per molti anni fu sostituita dall’economia domestica. Questo fu probabilmente dovuto alla mentalità del tempo, fortemente influenzata dal pensiero del Romanticismo, per il quale la donna doveva essere esclusivamente dedita alla vita domestica, e non poteva indossare abiti che lasciassero la pelle scoperta, per cui l’attività sportiva era impossibile. Solo nel 1922 ci furono i primi Giochi Mondiali Femminili: grazie al loro successo dal 1928 fu permessa la partecipazione femminile ai Giochi Olimpici di Amsterdam. È invece dal 1867 che si inizia a parlare di educazione fisica al femminile, grazie al pensiero di molti per cui la ginnastica, oltre al corpo, allenava anche l’intelletto. Su questo argomento Oberman, d’accordo con questa visione, scrive “La ginnastica femminile”. Pochi anni dopo si arrivò addirittura all’apertura di una scuola per la ginnastica preparatoria femminile, con corsi veri e propri della durata di otto mesi che prevedevano diverse attività sportive. Con il fascismo la donna viene coinvolta nell’attività di educazione fisica perché si riteneva fondamentale un’educazione sia alla salute che sportiva per la donna del regime fascista. Una donna sana e forte avrebbe infatti dato alla luce figli sani e forti 3 Quest’ingresso nell’attività agonistica fu fortemente contrastato dalla Chiesa, che considerava pericoloso lo sport femminile perché avrebbe portato ad un’eccessiva mascolinizzazione della donna, fattore negativo per la sua funzione di maternità. Oltre che per questo motivo, lo sport era considerato inadatto alle donne perché indecente, visti gli abiti che era necessario indossare per praticare queste attività, e i movimenti, considerati inadeguati per una donna. In seguito a queste opposizioni allo sport femminile, si preferì non definirlo più così ma di parlare di “attività moderatamente sportiv

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